Varese - Cedri secolari, parla il proprietario: “Sono giganti con i piedi d’argilla, penso all’incolumità pubblica” - Varese Laghi - Varese News

Il destino dei cinque cedri secolari tra viale Aguggiari e via Paravicini è segnato: l’abbattimento inizierà il prossimo 4 luglio. La decisione ha sollevato un’accesa polemica in città, culminata in una raccolta firme per salvare gli alberi. A fare chiarezza sulla vicenda, con una posizione netta e senza giri di parole, è il proprietario del parco in cui si trovano le piante, l’ingegnere strutturista Paolo Bombelli.
“Piante in categoria D: massima pericolosità”«Sono piante alte 30 metri in un viale largo 16, mentre via Paravicini è larga la metà. Ormai sono diventate pericolose – spiega Bombelli, che respinge le critiche supportato da indagini tecniche approfondite -. Ho una perizia redatta da un agronomo che inserisce un albero in classe D, ovvero di estrema pericolosità, e gli altri in classe C/D, cioè tra alta e massima pericolosità. Sono piante che vanno abbattute. Gli schianti e gli eventi atmosferici improvvisi non avvisano, ne abbiamo visti anche di recente nel nostro territorio, io non voglio rischiare».
L’ingegnere contesta anche le modalità con cui gli alberi furono piantumati circa un secolo fa: «Chi le ha messe a dimora non ha seguito un criterio idoneo per lo sviluppo futuro. Tre giganti del genere vanno distanziati di almeno 10 o 12 metri, non di 4 o 5. Sotto terra c’è un groviglio di radici problematico. Da un lato c’è il muretto di recinzione che sta cedendo, dall’altro l’asfalto su due lati e i marciapiedi dove sono stati fatti lavori di allargamento di recente. Nessuno può escludere che gli scavi abbiano danneggiato l’apparato radicale o interferito con i sottoservizi di gas, acqua ed elettricità. Sono giganti con i piedi d’argilla».
Una decisione che viene da lontanoLa richiesta di abbattimento è stata presentata a gennaio 2025, ma l’iter parte da molto prima: «Ci avevo già provato 12 o 13 anni fa – racconta il proprietario -. Negli anni si sono susseguite perizie e interventi. Un agronomo, otto anni fa, aveva prescritto controlli ravvicinati ogni cinque anni. Nel 2023 ho eseguito personalmente la rimonta del secco e la sostituzione dei cavi di sicurezza per evitare che i rami crollassero sulle due vie adiacenti. Se succedesse qualcosa lì, sarebbe un disastro».
Bombelli cita anche l’opinione di esperti accademici sul tema del verde urbano: «Come sostiene un noto professore dell’Università di Firenze, la pericolosità delle piante in città è determinata prima di tutto dalla loro posizione, indipendentemente dal fatto che siano malate o meno. Questi alberi hanno completato il loro ciclo vitale in un contesto non più idoneo. Vanno sostituiti».
La replica alla raccolta firmeIl proprietario non nasconde l’amarezza per il cambio di volto che subirà lo scorcio cittadino, ma replica duramente ai promotori della mobilitazione: «Ho vissuto lì per 40 anni, dispiace anche a me. Ma dobbiamo mettere davanti le piante o la vita dei cittadini? Purtroppo oggi sembra che piante e animali contino più delle persone. La petizione? Ha firmato gente della Liguria, della Toscana, della Sicilia… persone che non hanno idea di dove siano collocati questi alberi e del rischio reale».
C’è poi la questione economica, interamente a carico della proprietà privata: «Non è una cosa che si fa così, a cuor leggero. I costi dell’operazione non sono indifferenti. A un certo punto non si possono buttare soldi privati per un bene di cui teoricamente godono tutti. Se la comunità ci tiene così tanto, si organizzino per finanziare la messa in sicurezza. Sono tutti bravi a parlare con il portafoglio degli altri».
L’ingegnere lancia infine una stoccata a un professionista del settore che si è esposto pubblicamente contro il taglio: «Forse chi ha promosso la raccolta firme è in cerca di visibilità o di lavoro. Se ama così tanto il verde, faccia perizie e interventi di messa in sicurezza a titolo gratuito invece di ostacolare il prossimo. Tra l’altro, criticando la perizia di un suo stesso collega, rischia di violare il codice deontologico. Noi ingegneri, così come gli architetti e i medici, abbiamo regole rigide».
La paura dei residentiA confermare la delicatezza della situazione ci sono anche le preoccupazioni del vicinato. «Due anni fa, dopo un forte fortunale, un vicino mi chiamò dicendo di aver passato una notte di terrore nel timore che i cedri cadessero sulla sua casa, chiedendomi di tagliarli. Non è una cosa semplice, non ci si sveglia la mattina decidendo di abbattere alberi simili, serve una lunga burocrazia», chiosa Bombelli.
La data della partenza del cantiere resta confermata per il 4 luglio. «Non voglio avere nessuno sulla coscienza, né cittadini feriti né case distrutte. L’incolumità pubblica viene prima di tutto», conclude Bombelli.
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