Terapie psichedeliche, la Francia autorizza la ketamina se c’è il rischio di un suicidio imminente

La Francia, primo Paese al mondo, ha autorizzato uno psichedelico, la ketamina racemica endovenosa, per fronteggiare il rischio estremo di un suicidio. La decisione colma, così, un vuoto terapeutico.
Il via libera, se da una parte, scrive The Lancet, è un riconoscimento del potenziale clinico di questo farmaco anestetico dagli effetti dissociativi e analgesici, dall’altra parte è un’ammissione che, quando il rischio di suicidio è imminente, non ci sono alternative farmacologiche rapide, supportate da evidenze scientifiche e autorizzate.
In Italia oggi è così. "Quando ci troviamo davanti a un paziente con intenzioni suicidarie, oltre a ricoverarlo per metterlo in sicurezza, non possiamo fare nulla di attivo: i farmaci antidepressivi tradizionali richiedono tempo per funzionare. La ketamina è una possibile opzione: ha un effetto rapido e può fare da ponte a successive terapie”, dice lo psichiatra Giovanni Martinotti, professore ordinario di psichiatria nel Dipartimento di neuroscienze, imaging e scienze cliniche dell’Università di Chieti-Pescara e direttore della Clinica psichiatrica dell’ospedale di Chieti.
Il protocollo franceseL’Agenzia nazionale francese per la sicurezza dei medicinali e dei prodotti sanitari (ANSM) ha rilasciato l’autorizzazione lo scorso marzo all’intero di un protocollo ben strutturato. La ketamina può essere prescritta solo da psichiatri e somministrata esclusivamente in ospedale. Non si tratta di una terapia continuativa: sono previste una o due infusioni al massimo, a basse dosi, nelle ore più critiche della crisi.
L’obiettivo non è “curare” il disturbo psichiatrico, ma agire rapidamente per ridurre l’intensità del pensiero che spinge al suicidio e dare il tempo di avviare le cure psicologiche e psichiatriche a lungo termine. Per questo motivo viene definita una terapia ponte. Ogni somministrazione viene tracciata, gli effetti collaterali sono monitorati e tutti i dati raccolti per valutare sicurezza ed efficacia nel tempo.
L’autorizzazione francese, concessa nell’ambito di un programma di “accesso compassionevole”, sarà rivalutata fra tre anni sulla base dei risultati ottenuti.
La ketamina viene usata negli ospedali, anche in quelli italiani, come anestetico. E viene usata in molti centri clinici come trattamento singolo off-label per la depressione resistente. Un suo derivato, l’esketamina, è autorizzato per la depressione resistente, come spray nasale, di solito in combinazione con antidepressivi. “Anche l’esketamina ha l’indicazione per l’intenzione anti-suicidaria, ma non ha ancora la rimborsabilità. I medici possono comunque scegliere di utilizzarla”, chiarisce Martinotti.
L’effetto della ketamina nel ridurre l’idea del suicidioCi sono studi clinici a supporto dell’uso in situazioni di rischi consistenti di suicidio. Studi clinici randomizzati e meta-analisi hanno mostrato che una o due infusioni di ketamina racemica a dosi sub-anestetiche (in genere 0,5 mg/kg somministrati in 40 minuti) possono ridurre l’ideazione suicidaria in poche ore. Gli effetti possono durare alcuni giorni o settimane.
Ci sono rischi nell’utilizzo? “All’interno di un protocollo ben definito non presenta rischi”, dice Martinotti. Rimangono comunque indispensabili sistemi nazionali di farmacovigilanza e monitoraggio per studiare gli effetti di questa sostanza a lungo termine.
L’importanza di un intervento tempestivoCi sono le evidenze scientifiche e c’è un vuoto terapeutico. "Il rischio suicidario è un elemento rilevante in patologie psichiatriche come la depressione resistente maggiore. Un trattamento adeguato aiuta contenere i rischi ma non sempre risolve”, dice Giancarlo Cerveri, vicepresidente della Società Italiana di Psichiatria.
C’è anche una questione legata alla gestione del tempo, spiega lo psichiatra, nell’immediato e nel lungo termine. Un rischio immediato rende necessario un intervento tempestivo. “Dobbiamo usare tutte le strategie possibili. Le possibilità che abbiano oggi sono quelle di cercare di tenere in osservazione la persona fino a quando i farmaci tradizionali non hanno raggiunto l’effetto terapeutico voluto. Spesso sono necessari almeno 15/20 giorni. A volte il rischio suicidario si prolunga nel tempo rendendo centrale la tutela della sicurezza del paziente”.
La ketamina e l’esketamina sono trattamenti che producono un effetto positivo nella forme depressive più gravi e hanno in alcuni casi effetti precoci. “Non è la soluzione ma un tassello in più per dare risposte cliniche a situazione umane di grandissima sofferenza – conclude Cerveri -. Dobbiamo tutelare vita, la dignità e assicurare la salute delle persone coinvolte”.
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