I 'viaggi della rinascita' di Alessandro Carlini in un libro

(Di Chiara Venuto) ALESSANDRO CARLINI, 'I BATTITI DELLA MONTAGNA' (CAI Edizioni, pp. 192, euro 18). "E ti viene la voglia di uscire e provare che cosa ti manca per correre al prato", cantava Fabrizio De Andrè in 'Un malato di cuore'. Quante volte sarà capitato di pensare a questa frase ad Alessandro Carlini, scrittore e giornalista, che dopo una lunga malattia e un raro trapianto di cuore e rene è riuscito finalmente a realizzare il sogno che attendeva da oltre trent'anni: salire sulle colline e le montagne che per tanto tempo aveva potuto soltanto immaginare. I battiti della montagna (CAI Edizioni, pp. 192, euro 18) è il suo racconto di tutti i percorsi che gli si sono aperti una volta superato il delicato intervento. Tra i sentieri dell'Appennino, delle Langhe e delle Alpi, Carlini si mette in dialogo con chi lo ha preceduto, dagli scrittori scoperti durante gli anni d'attesa alle donne e gli uomini segnati dalle due guerre mondiali. Ma non solo: pure con la persona che, donandogli gli organi, gli ha restituito il cammino. Dal primo sentiero sulle colline di Bologna fino al bianco dei ghiacciai, il viaggio cresce in intensità e altitudine, raggiungendo traguardi impensabili per chi ha affrontato un'operazione così complessa. "Molti non sopravvivono nell'attesa di un organo, figuriamoci due. Così non è stato - scrive Carlini -. Adesso tutto chiama a partire. Ho un elenco di luoghi, passi, cime. Non l'ho mai scritto per non profanarlo e per scaramanzia. Non voglio sia un catalogo di illusioni, certificate su carta, se qualcosa dovesse andare storto. Ho un mio sentiero in testa" ed è "tutto in salita, un altimetro esistenziale". "Le rinascite di Alessandro Carlini, i primi palpiti dopo la convalescenza, incrociano i dolorosi battiti dei partigiani dell'Appennino, degli alpini del fronte orientale e dei cronisti di quelle storie - Revelli, Rigoni Stern, Meneghello, Levi, Zangrandi -, come a dire che se si ricomincia a vivere, camminare e sperare, bisogna che quell'inizio abbia un senso", dichiara nella sua prefazione Enrico Camanni, scrittore, giornalista e alpinista italiano. "La mente ripete: 'Non ce la farai. Dovrai tornare indietro' - racconta ancora Carlini -. Servono rituali per respingere quella voce. Controllo l'attrezzatura, accendo la luce frontale, sfioro la piastrina che porto al collo, tenuta per tutti e settanta i giorni dell'ultimo ricovero. Tranne quando ero in terapia intensiva e dovetti togliermela. Le infermiere la misero in cassaforte. Non vale nulla, per me moltissimo: c'è sopra un verso della poesia Invictus di William Ernest Henley, scritta su un letto d'ospedale. Si può essere padroni del proprio destino anche nel profondo della disperazione".
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