Elezioni regionali, il primo confronto nelle Marche: Acquaroli-Ricci, colpi di fioretto

Ancona, 29 agosto 2025 – L’uno alla carica, in versione attaccante a tutto campo, dal governatore e su, fino alla premier Meloni, slogan, parlantina e bordate recapitate a ogni indirizzo, a partire dall’interlocutore della poltrona accanto; l’altro sulla mediana, a incassare, meditare, confutare e ribattere – appunti e dati alla mano –, per rivendicare i risultati di cinque anni, ma senza mai farsi trascinare nel campo minato della polemica, neanche quando lo sfidante si è spinto a dargli del “presidente semisconosciuto”. Un sorriso e avanti così, come a dire: i conti si faranno alle urne. Il primo confronto non si scorda mai, è vero, specie se a un mese esatto dal voto. Ma quello tra l’eurodem Matteo Ricci (centrosinistra) e il governatore uscente Francesco Acquaroli di FdI (centrodestra) organizzato ieri dalla Uil ad Ancona, nel capoluogo delle Marche Ohio d’Italia verso il voto, è sembrato quasi un grande déjà vu o riassuntone delle puntate precedenti, senza troppe variazioni sul canovaccio delle polemiche a distanza già andate in onda in questi mesi di calda campagna elettorale. Per gli effetti speciali ci sarà tempo.

Una stretta di mano (e pacca sulla spalla) all’inizio a beneficio dei fotografi, un’altra alla fine, fair play quel che tanto basta, anche più del previsto, e neanche una parola sul caso Affidopoli. Per il resto, due ore scarse in disaccordo e diversi su tutto (o quasi), postura in primis. Lavoro, politiche industriali, infrastrutture, welfare e sanità, turismo, aree interne: Ricci – giacca blu e cravatta, jeans e scarpe da tennis – a sfoderare l’armamentario di vis polemica di cui ha dato prova in questi mesi; Acquaroli – completo nero, camicia bianca, senza cravatta – a parare colpi senza mai perdere l’aplomb e se possibile rilanciare (“una precisazione” e mai “una replica”) in un confronto all’americana dai tempi serratissimi e tiranni: nove temi, domande in serie, cinque minuti a risposta. Qualche sussulto, pochi picchi, mai uno scontro vero.
I toni si sono accesi a tratti solo quando si è parlato di economia, Zes (Zona economica speciale), turismo e Atim. “Nel quinquennio precedente eravamo il fanalino di coda dell’Italia centrale per la crescita, dal 2020 a oggi il Pil è salito del 15%, siamo al secondo posto dopo il Lazio”, ha rivendicato Acquaroli, che guida il centrodestra alla caccia del bis nella (fu) regione rossa strappata cinque anni fa al centrosinistra. “Non è possibile dare i numeri del Lotto. Purtroppo le Marche sono ferme, bisogna guardare la realtà, e con i dazi di Trump sarà anche peggio. Serve un patto regionale per il lavoro con sindacati e associazioni di categoria per orientare al meglio le risorse per sostenere lavoro e sviluppo”, l’affondo (e proposta) di Ricci alla testa del centrosinistra che sogna la reconquista dopo una legislatura di purgatorio sui banchi dell’opposizione.
Poi la Zes annunciata in pompa magna dalla triplice di governo (Meloni, Tajani e Salvini) ad Ancona il 4 agosto, altro giro e altra corsa. Acquaroli: “È una grande opportunità, sarà approvata già in autunno e porterà benefici importanti per le nostre imprese, dalla sburocratizzazione fino al credito d’imposta”. Ricci: “Una presa in giro in piena campagna elettorale, è la zona elettorale speciale, una grande finzione, non c’è un euro”. Ricci vuole cancellare il “carrozzone” dell’Atim (Agenzia per il turismo) e “destinare 13 milioni spesi male alle misure per il rilancio delle aree interne”. Acquaroli la difende: “Nel 2024 abbiamo avuto il 28% in più di presenze turistiche straniere, non so di chi sia il merito, ma intanto ci sono e portano economia. E azzerare le risorse significa rinunciare alle politiche di promozione della regione”. Acquaroli dice sì al termovalorizzatore, Ricci no; per il governatore uscente la sanità è migliorata (“ma c’è da lavorare”), per lo sfidante il contrario, e via così. Due visioni opposte delle Marche, tra un mese si saprà chi avrà ragione nell’Ohio d’Italia.
İl Resto Del Carlino