Lazio, la follia e il brusco ritorno alla realtà: ora c'è il futuro da programmare

La "pazzia" non è durata neanche 15 minuti. Maurizio Sarri aveva chiesto ai suoi ragazzi di “crederci fino alla follia” perché “abbiamo attraversato il deserto senza acqua”, ma la Lazio è sembrata una copia per certi versi molto simile a quella che sabato in campionato era stata già annientata all’Olimpico per 3-0 dai nerazzurri. Una Lazio ancora una volta sbiadita contro l'Inter. E così già al 14’ i biancocelesti si sono trovati i svantaggio per l’autorete di Marusic e sono andati negli spogliatoi all’intervallo sotto per 2-0 dopo il patatrac di Tavares che ha gentilmente concesso l’azione del raddoppio alla coppia Dumfries-Lautaro. Nella ripresa non c'è stata una vera reazione e l'unica occasione capitata a Dia, non è stata sfruttata al meglio. Rimane dunque la delusione per la Lazio, destinata quindi a un’altra stagione senza coppe europee: la vittoria in Coppa Italia, infatti, era l’unico canale possibile per qualificarsi all’Europa League, visto che in campionato Zaccagni e compagni si trovano al nono posto, a meno 7 dall’Atalanta settima: impossibile recuperare. Delusione per l’esito della finale, ennesima amarezza per Sarri - ieri sera in tribuna perché squalificato - contro l’Inter.
Per il tecnico sono 10 i ko in carriera in 20 confronti con i nerazzurri, ma sono sei quelli consecutivi, con gli ultimi cinque incontri terminati senza segnare neanche un gol. Per Sarri vincere il trofeo nazionale avrebbe significato dare un senso ben diverso a questa stagione, cominciata in salita, senza la possibilità di operare sul mercato, e proseguita con la contestazione del popolo biancoceleste contro il presidente Claudio Lotito che ha portato l’Olimpico a rimanere deserto per molte gare casalinghe. Ieri la Curva Nord è tornata a popolarsi per sostenere la squadra - che infatti a fine riscaldamento è andata sotto il settore per salutare e ringraziare i tifosi - e dare il giusto addio a Pedro, visto che lo sciopero tornerà attivo sia nel derby che nell’ultima giornata contro il Pisa. Sarri ha fatto un mezzo miracolo tenendo in piedi e unita la squadra, ha faticato all'inizio della stagione, poi ha cominciato a correre, con un percorso perfetto in Coppa Italia. Ma l'epilogo non è stato quello sognato e adesso bisognerà vedere se la squadra avrà energie psicofisiche per contrastare la rincorsa alla Champions della Roma nel derby e regalarsi un'ultima gioia.
A proposito del derby, a fine partita Sarri ha tuonato: “Se si gioca domenica alle 12.30 non vengo. E se fossi il presidente non presenterei neanche la squadra, tanto prendiamo un punto di penalizzazione e non cambia niente. Ci sono squadre che si giocano 80 milioni e le fai giocare alle 12.30? Questo non è calcio”. Terminata la stagione bisognerà capire il destino di molti protagonisti della squadra, dall'allenatore - in orbita Napoli in caso di separazione da Conte - a molti giocatori, fra quelli in scadenza (Pedro ai saluti certi, Dia e Basic, per quest'ultimo rinnovo vicino) e altri ricercati sul mercato (Gila su tutti, ma anche Romagnoli, già ceduto a gennaio e poi rimasto su insistenza di Sarri). Nel pre-partita il ds Angelo Fabiani aveva fatto il punto proprio sul futuro: “Nel calcio la differenza non la fanno i soldi, ci vuole programmazione, lungimiranza e coraggio e da questo punto di vista lo stiamo dimostrando” - aveva spiegato -. “Sostengo che bisogna scovare i giovani talenti. I tifosi vogliono tutto subito, ma questo non sempre è possibile”.
Tuttosport