Allegri per scacciare la crisi Milan: l'ultimo imperativo che ha fatto la prima fortuna

C’è un comandamento che più di altri ha illuminato il cammino del Milan in questa stagione: l’equilibrio. Una parola che Massimiliano Allegri ha ripetuto allo sfinimento; equilibrio mentale - lo slogan principale è stato «non dobbiamo esaltarci per una vittoria, ma neanche deprimerci per una sconfitta» -, ma pure tattico. Quello necessario per risollevare una squadra che, in particolare nelle precedenti tre annate, le ultime due con Stefano Pioli e quella tormentata con Fonseca prima e Conceiçao, aveva subito ben 135 gol in 114 gare di campionato, per una media a incontro di 1.18. C’era bisogno per forza di cose di rivedere la fase difensiva, perché - e Allegri è una convinto fautore di questa filosofia - i campionati in Italia li vincono quasi sempre le squadre con la migliore difesa; tant’è vero che le uniche due eccezioni alla “regola” dal ’07-08 sono state la Juventus di Sarri nel ’19-20 e proprio l’Inter di Chivu in questo campionato. Il Milan andava rimesso in ordine per avere una logica tattica che gli permettesse di passare dall’ottavo posto dell’annata ’24-25 a uno dei primi quattro. Fino all’8 marzo, o meglio, fino al 26 aprile, serata del noioso 0-0 con la Juventus, l’obiettivo era stato ampiamente raggiunto.
Dopo 34 giornate, infatti, il Milan era la migliore difesa della Serie A con 27 gol subiti. Allegri aveva ottenuto quanto studiato in estate, aveva raggiunto un primo importante traguardo, aveva imposto alla squadra il suo primo comandamento: prima di tutto, non subire gol. E così la media di 1.18 gol subiti a partita nel triennio ’22-25 era calata all’ottimo 0.79. Fare gol al Milan era una missione complicata. E aver sistemato la fase di non possesso, sposando anche un 3-5-2 compatto, con due quinti spesso allineati ai tre difensori e un Modric catalizzatore di palloni avversari davanti alla retroguardia, aveva permesso al Diavolo di mettere insieme ventiquattro risultati utili consecutivi fra la 2ª e la 25ª giornata, gare in cui per 11 volte Maignan (10) e Terracciano (1) non avevano subito reti. Nelle ultime due partite, però, il giocattolo si è rotto e per la prima volta in stagione il Milan in due gare consecutive ha incassato la bellezza di 5 reti - al massimo in precedenza erano stati 4 -, rischiando fra l’altro di subirne molte di più. Sassuolo e Atalanta hanno scherzato con la fase difensiva rossonera, tornata ad essere piena di buchi come nei momenti peggiori del recente passato.
Cinque sconfitte e dodici gol subiti in 8 gareIn due giornate, quella che era la miglior difesa del campionato è diventata la quinta con 32 gol, anche perché nello stesso lasso di tempo Inter e Como non hanno preso reti, la Juve una sola, la Roma 2 e il Napoli 3. Dopo il famoso derby dell’8 marzo, vinto per 1-0 riaccendendo i sogni scudetto, sono arrivate 5 sconfitte in 8 partite con ben 12 gol subiti. Quello che era il punto di forza della squadra, è svanito nel nulla e chissà che la penuria di gol segnati non sia stata anche una conseguenza della minore serenità nella fase difensiva. Ecco perché Allegri in questi giorni di clausura a Milanello si concentrerà molto sulla fase difensiva e quella parolina ripetuta allo sfinimento: equilibrio. Va ritrovato, va di nuovo blindata la porta di Maignan, perché partire senza subire gol indubbiamente sarebbe un bell'assist per agguantare questa benedetta Champions League.
Tuttosport