Luciana Littizzetto: “La sindrome dell’impostore, il lavoro e i genitori anziani: ecco cos’è per me lo stress”

Bologna, 27 giugno 2026 – È quasi impossibile incasellare Luciana Littizzetto in rigidi confini. Durante la sua inarrestabile carriera ha fatto davvero di tutto: dagli inizi in televisione con ‘Avanzi’ ai monologhi satirici a teatro, dal grande schermo cinematografico alla “tanto amata” radio. E ora ha scritto anche un romanzo, il suo primo, intitolato ‘Il tempo del la la la’ (Mondadori). Le protagoniste sono Lola, Maura e Ida, tre donne, o meglio tre ‘queenager’, legate da una profonda amicizia e alle prese con il bilancio della loro vita. Di questo e molto altro parlerà stasera sul palco dell’Arena del Sole, ospite della quinta edizione del ‘Festival dello Stress’ insieme alla dottoressa Cristina Nanetti.
Littizzetto, perché proprio adesso un romanzo?
“Mi piaceva l’idea di misurarmi con la stesura di una trama, una sfida inedita per me che sono abituata a lavorare in tv. Volevo raccontare l’età del la la la, un tempo sospeso in cui le grandi scommesse sono già state fatte. È una stagione più lasca e rilassata rispetto alla giovinezza, quando i mille progetti che hai in cantiere si scontrano costantemente con i minuti contati. Ma è anche un periodo di smarrimento, simile a un cantautore che, a un certo punto, non trova le parole per proseguire. E ‘la la la’ evoca quelle piccole défaillance di memoria tipiche della terza età”.
È stato difficile cimentarsi in questa nuova impresa?
“All’inizio sì, perché hai paura di non essere all’altezza. La sindrome dell’impostore trionfa sempre. Poi, man mano che la storia ha preso forma, le pagine si sono riempite da sole. Non mi aspettavo di scrivere un libro così lungo. Mi sono affezionata ai personaggi e ho fatto fatica a lasciarli andare”.
Quali sono le sue principali fonti di stress?
“Il lavoro mi dà enormi soddisfazioni, ma genera pure ansia. Poi c’è la famiglia: prendersi cura dei genitori anziani è un impegno faticoso. Senza dimenticare che tutto ciò che sta accadendo nel mondo è causa continua di disagio e timore”.

L’obbligo di risultare interessante a ogni costo può provocare ansia da prestazione?
“Forse il pubblico non lo richiede. Sei tu, da professionista, a importi di fare sempre meglio. Questa tensione esiste, ma i risultati ripagano lo sforzo. Io sono molto contenta del mio romanzo: è leggero, fa ridere e offre diversi spunti di riflessione. Leggerezza non è sinonimo di superficialità. Significa danzare nella realtà con l’occhio scanzonato della commedia”.
Condivide la concezione del tempo come un ‘nemico’ da combattere, specie per le donne?
“Dipende dal rapporto che si ha con il presente. Oggi domina una narrazione esagerata che ci impone di lottare e di dimostrarci forti. Per me, invece, serve accoglienza. D’altronde, come possiamo fargli guerra? Dobbiamo trasformarlo in un nostro alleato”.
Secondo lei, la comicità ha dei limiti?
“I confini sono personali. Il comico, per definizione, non è politicamente corretto. Purtroppo il web, che dovrebbe essere lo spazio del confronto, sta diventando censorio. La satira vive di trasgressione e ride delle magagne, incluse le proprie. Io, ad esempio, amo la stand-up americana. Ciascun artista sceglie quali argomenti toccare e quali evitare. Ma la libertà va sempre garantita”.
Con una realtà che spesso appare più assurda e grottesca della fantasia, fare il comico è più complesso?
“Un po’ sì, siamo bombardati da notizie lampo in un contesto superficiale in cui si dice tutto e il contrario di tutto. La realtà è talmente estrema che superarla è quasi impossibile. Pensiamo a Trump che pubblica un video fatto con l’intelligenza artificiale in cui copre di sterco i manifestanti da un elicottero. È imbattibile, incommentabile”.
Se fosse obbligata a scegliere, ha un mezzo espressivo preferito?
“Sono linguaggi differenti. Cambiano il tono e le tempistiche, ma tu rimani lo stesso. La radio crea intimità, la televisione è veloce e familiare. Il teatro lo soffro di più per via della ripetitività della tournée. Ogni canale richiede una sua scrittura. E dato che sono un’anima in pena, devo provarli tutti!”.
İl Resto Del Carlino







